Asai è fonte di ricchezza per la città di Torino

Tante volte mi sono chiesta cosa volesse dire per me vivere la città e la società civile. Ho sempre creduto che una risposta fosse supportare gli altri e l’Associazione ASAI fa proprio questo in tanti modi diversi.

Essendo radicata sul territorio torinese e non, riesce ad offrire supporto a bambini, adolescenti e famiglie con progetti e attività educative e aggregative.

Collabora con enti e fondazioni, scuole, università e ONG, cooperative e altre associazioni per contrastare la povertà educativa e favorire una migliore convivenza tra le persone.

Le sue azioni si rivolgono alla comunità  e si snodano in più ambiti:

  • dal sostegno scolastico al lavoro,
  • da percorsi di integrazione sociale e cittadinanza attiva alla prevenzione del disagio.

 

ASAI lavora in rete con scuole, famiglie e servizi sociali. Gestisce uno sportello lavoro, attività di sostengo allo studio, corsi di italiano e percorsi di formazione per assistenti familiari. Oltre all’accoglienza e a progetti educativi nelle scuole e in diversi quartieri periferici, negli ultimi anni ASAI lavora nell’ambito della Giustizia riparativa, con azioni rivolte a minori autori di reato e alle loro vittime.

Vista la ricchezza culturale e formativa di questa associazione, ho voluto chiedere ai suoi operatori cosa rappresenta per loro ASAI.

 

Per me Asai è

Per me, che la vivo come operatrice da 5 anni, è come la casa dei vicini. Un posto accogliente e pieno di visi conosciuti dove, al termine di una giornata storta o una settimana pesante, hai comunque voglia di andare per incontrare le persone, per scambiare due chiacchiere davanti un thè caldo.
ASAI è un luogo fatto soprattutto di persone, che ho conosciuto un po’ alla volta girando le sedi a seconda dei progetti che ho seguito negli anni. Mi capita di frequentare qualcunoanche al di fuori dell’associazione e a progetti conclusi perché tra noi nasce una bella affinità di pensiero, idee e vita vissuta.
Queste persone mi hanno dato tanto: da loro ho imparato professionalmente e come persona. Ricordo che, al termine del servizio civile, un gruppo mi salutò regalandomi una tazzina che ancora conservo gelosamente. Dentro c’era un fondo di caffè di carta che recitava “2015 passato insieme… 2016 ricominciamo insieme”. È iniziata così la mia avventura come operatrice in ASAI, in un posto famigliare e che accoglie, proprio come la casa di un buon vicino.

 

Valeria Arró – psicologa, educatrice pedagogica e operatrice sociale. L’ultimo termine racchiude gli altri due. Spiega meglio di chi ha deciso di occuparsi nella sua vita professionale: di coloro che si trovano in difficoltà e spesso al margine della società. Si occupa in particolare di adolescenti detenuti al carcere minorile Ferrante Aporti, o inseriti in percorsi di giustizia riparativa.

 

Per me Asai è

Un luogo in cui è possibile incontrare altre persone, incontrarle non soltanto fisicamente, ma anche interiormente instaurando delle relazioni. Questo avviene grazie all’ambiente accogliente che operatori e volontari sono in grado di creare. In ASAI, nessuno sembra avere paura di essere sé stesso. Mi sono imbattuta nel volontariato in associazione per darmi un’occasione di scoperta. Desideravo uscire dal mio spazio conosciuto, cosa che mi faceva un po’ paura perché questa scelta implicava inevitabilmente una responsabilità verso me stessa.
ASAI è un luogo in cui scoprire gli altri e scoprirsi di continuo. Le relazioni che si creano semplicemente dialogando con i ragazzi del doposcuola o altri volontari o gli educatori sciolgono dei nodi, Creano uno spazio per esserci. 
Per questo faccio parte dell’equipe di giustizia riparativa con ragazzi autori e vittime di reato. Ho potuto constatare su me stessa che ci vuole spazio per poter essere e ci vogliono occasioni per imbattersi in quello spazio. Ancor di più, serve qualcuno che ti spinga a non avere paura di scoprirlo.

 

Federica Giraudo – laurea in Giurisprudenza. A seguito della laurea ha fatto un’esperienza di volontariato di 5 mesi in un carcere minorile in Romania e di ritorno ha iniziato il volontariato in ASAI nell’equipe di Giustizia Riparativa di cui fa parte da ormai tre anni. Nell’equipe svolge la funzione di tutor dei minori che iniziano i percorsi di giustizia riparativa e collabora nei progetti dell’equipe di formazione nelle scuole sul medesimo tema.”

 

Per me ASAI è

È la Giustizia Riparativa e questa è ciò che più si avvicina al mio concetto di Giustizia.
È ridare dignità alla vittima e responsabilizzare chi ha commesso il reato. Finora ho seguito direttamente o indirettamente percorsi di Giustizia Riparativa per minori.
Molte volte chi ha commesso il reato non ha piena coscienza di ciò che ha fatto, non si rende conto della gravità del fatto. Solo proseguendo nel percorso e confrontandosi con altri, prendendosi cura degli altri e cambiando la prospettiva con cui guardare i fatti commessi, si riesce a capire dove si è sbagliato.
Solo quando si ha coscienza di cosa si è fatto e delle conseguenze si può passare dalla “responsabilità” alla “responsabilizzazione”.  A questo punto, si può lavorare per riparare il danno, ricostruire le relazioni e rendersi conto che i danni non sono solo materiali, ma colpiscono le persone nelle loro sicurezze, nei sentimenti, nella stima di sé.
I percorsi di Giustizia Riparativa consentono a chi ha commesso il reato di capire quali sono le sue potenzialità positive e provare ad usarle. Mentre le vittime possono trovare risposte a domande tipo “Perché a me?” e ricostruire la propria autostima che è stata “minata” dagli eventi.

 

Francesca Ostino – laurea in matematica. Ha lavorato in ambito informatico e organizzazione aziendale. Sin dagli ultimi anni del liceo si è impegnata come volontaria in varie realtà del privato sociale torinese. Da quasi due anni è volontaria in ASAI nell’équipe di Giustizia Riparativa.

 

Per me ASAI è

È uno spazio in cui sentirmi accolta, invitata a partecipare, a contribuire, in cui ho l’impressione che le idee dei singoli possano trasformarsi in progetti comuni.
È un luogo in cui ho incontrato e incontro tantissime persone di ogni età e tipo, con storie di vita diversissime dalla mia, dalle quali e con le quali imparo sempre cose nuove.
È un posto in cui si fanno e realizzano insieme tante attività belle e importanti per molte persone, piccoli e grandi. Mi piace stare in ASAI e voglio collaborare perché mi interessa. Mi stimola, mi spinge a mettermi in gioco, mi fa sentire che è importante per gli altri e per me e, soprattutto, perché sto bene.

 

Claudia Burlando – avvocato. Negli ultimi anni si è dedicata a studi in pedagogia familiare, in mediazione umanistica e giustizia riparativa, collabora attualmente con il Centro di Mediazione Penale di Torino. In ASAI, fa parte da quattro anni dell’equipe di giustizia riparativa. Volontaria “tutor” di minori coinvolti nei percorsi riparativi sia autori di reato che di loro vittime. Collabora nell’attività di formazione a scuola sul tema della giustizia ripartiva, di co-progettazione con gli insegnanti di risposte alternative alla sanzione della sospensione dalle lezioni e, in genere, nella realizzazione del progetto One More Time.

 

Così credo che per coloro che frequentano l’associazione come fruitori dei loro progetti e servizi, ASAI sia molto di più di luogo o di un’attività da svolgere. Credo sia molto più che essere utenti e destinatari di un servizio e che la comunità si senta partecipe e protagonista dell’associazione stessa.

Frequentare l’associazione è “stare” e “fare” insieme. Anzi sono sicura che molti tra volontari, ragazzi, famiglie e operatori considerino ASAI “una seconda casa”. Magari anche la chance che prima non intravedevano…

Seguiranno altri due approfondimenti sulla riparazione e la giustizia riparativa

Le immagini sono fornite da ASAI

 

Luciana

Luciana Spina, tante cose, ma qui soltanto blogger. Adoro osservare la realtà. Lo spirito critico e la concretezza sono, nel bene e nel male, le mie caratteristiche.