Bufala e fake news: 5 consigli per riconoscerle Evitiamo la diffusione di notizie false

19 days ago Attualità149

Quante volte ci imbattiamo in una bufala diffusa in uno dei nostri tanti gruppi WhatsApp? Quante fake news abbiamo letto negli ultimi anni in rete? Adesso per esempio siamo sotto attacco: le fake news sul Coronavirus si diffondono più velocemente della malattia stessa.

L’allarmismo causato da una notizia non vera può variare di dimensione, ma è quasi sempre dannoso. Lo stesso vale per i danni di una bufala diffusa tramite messaggi o email. Nei casi meno gravi, l’argomento diventa soltanto motivo di aneddoti oppure viene smentito, per poi finire nel dimenticatoio.

Altre volte può causare danni molto seri, soprattutto quando la bufala è legata alla salute o quando si tratta di una truffa.

C’è differenza tra bufala e fake news?

La risposta è . Secondo il vocabolario Treccani, per fake news la definizione è: notizie false, con particolare riferimento a quelle diffuse mediante la Rete. Invece la “bufala” viene definita come svista, errore madornale; affermazione falsa, inverosimile; panzana.

Le differenze tra una bufala creata ad arte e un errore giornalistico, per esempio, sono notevoli e vanno affrontate in modi differenti”, dice Margaret Sullivan del Washington Post.

Sostanzialmente, la cosiddetta “notizia falsa” è il risultato di un errore giornalistico o della mancata verifica delle informazioni. Nella categoria delle fake news si includono anche le informazioni che un giorno erano vere, ma a un certo punto hanno subito dei cambiamenti e non hanno più alcun valore.

La bufala, diversamente, è fatta apposta per creare confusione, ingannare e/o creare danni all’immagine di una persona, di una società, di un’azienda o di un gruppo politico, economico o sociale. Sono informazioni false o che deformano la realtà. Qui possiamo includere le truffe e i falsi miti.

bufala e fake news (1)

Adesso che sappiamo un po’ di più su queste nemiche dell’informazione, cerchiamo di capire come identificarle.

1. Mancano una o più risposte alle domande fondamentali del giornalismo (chi, come, quando, dove e perché)

Il lavoro come giornalista indubbiamente mi ha aiutata a creare una sorta di filtro per le informazioni che ricevo. Iniziando dalle primissime email agli sms, per molti anni dopo arrivare ai social e alle applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram, “ho visto cose che voi umani…”.

Nel senso che alcune bufale sono così forti da essere sopravvissute alle email e arrivare ancora adesso tramite le chat. A volte sono solo informazioni o divulgazioni innocue che circolano da anni, ma non hanno più valore.

I messaggi inoltrati, senza un riferimento attendibile, mi suscitano dubbi. Lo scorso novembre mi è arrivato uno screenshot con un semplice testo, ma senza data e senza nessun riferimento all’origine della notizia:

Melegatti“Da oggi tornano al lavoro le operaie e gli operai di Melegatti, senza stipendio da mesi. Ritornano a produrre per Natale grazie a un fondo che ha pagato le materie prime e le bollette. Compriamo uno o più pandori Melegatti affinché anche queste operaie e questi operai possano avere un Sereno Natale. Se le vendite di Natale vanno bene, avranno la possibilità di continuare la produzione e avere gli stipendi regolarmente. Diffondi il messaggio su Melegatti a tutti i tuoi contatti. Pensa che Domenico Melegatti brevettò il pandoro nel 1894.”

Quindi: “da oggi”, ma non si sa quando, gli operai tornano al lavoro. “Grazie a un fondo”, anche qui un elemento senza riferimenti specifici. La frase “diffondi il messaggio” è uno degli allert più eloquenti: era già utilizzata nelle primissime email di cui parlavo prima, specie quelle che sotto minaccia ti avvertivano che avresti avuto una grande sfortuna se ti fossi rifiutata a fare quanto richiesto. Il testo finisce senza menzionare la fonte.

Per verificare la veracità dell’informazione, in questo caso, ci ho messo pochissimo. Una ricerca su Google utilizzando le parole chiave (operai di Melegatti) ha riportato una serie di notizie recenti che chiarivano che dopo aver rischiato di fallire nel 2017, la fabbrica si era ripresa e aveva venduto un milione e mezzo di colombe.

fake news né bufala: una notizia vecchia che non è più utile, visto che la situazione è cambiata. Può essere inoffensiva, ma verificare prima di inoltrare non ci costa nulla.

2. Non ci sono fonti affidabili: attenzione alle bufale sulla salute

Tra tutti i tipi di bufala, probabilmente le più dannose sono quelle che parlano di malattie e le truffe. Ecco un esempio classico e, di nuovo, che circola da molti anni (avrebbe origine nel lontano 1999). Vediamo il testo:

“Pausa di 2 minuti per leggere questo:
1. Diciamo che sono le 19:25 e stai andando a casa (solo ovviamente) dopo una giornata di lavoro insolitamente difficile.
2. Sei davvero stanco, sconvolto e frustrato.
3. Improvvisamente, inizi a provare dolore al petto che comincia a irradiarsi nel braccio e la mascella e nel cuore. Sei a soli cinque chilometri dall’ospedale più vicino a casa.
4. Purtroppo, non sai se sarai in grado di andare così lontano.
5. Hai ricevuto una formazione sulla RCP, ma la persona che ti ha insegnato il corso non ti ha detto come gestirlo su te stesso.
6. Come sopravvivere a un attacco di cuore quando si è SOLI?
La persona il cui cuore batte male, perché molte persone sono sole quando subiscono un attacco di cuore non assistito, e che comincia a sentirsi debole, ha solo circa 10 secondi prima di perdere conoscenza.
7. Tuttavia, queste vittime possono aiutare se stesse tossendo ripetutamente e con molta forza.
Un respiro profondo da prendere prima di ogni tosse e tossire profondamente e prolungato, come durante la produzione di espettorato nella parte inferiore del torace.
La respirazione e la tosse devono essere ripetute ogni due secondi e tenere premuto fino all’arrivo, o fino a quando il cuore riprende a battere normalmente di nuovo.
8. Respirare profondamente per portare ossigeno nei polmoni e i colpi di tosse rianimano il cuore e mantiene il sangue in circolazione.
La pressione sul cuore aiuta anche a ripristinare la frequenza cardiaca normale.
In questo modo, le vittime di un attacco di cuore possono andare in ospedale.
9. Diciamo che un sacco di altre persone sono interessate a questo, si potrebbe salvare le loro vite!!
10. Un cardiologo dice che se tutti coloro che ricevono questa mail la inoltrano a 10 persone, si può scommettere che salveremo almeno una vita.
11. Invece di inviare barzellette, per favore … contribuire inviando questo messaggio che può salvare la vita di una persona.
12. Se questo messaggio ritorna di nuovo da te … più di una volta … per favore non arrabbiarti… Dovresti, al contrario, essere felice di avere molti amici che si preoccupano di te e continuare a ricordarti come affrontare un attacco di cuore.
Tieni il dito sul messaggio e tocca Trasferisci.”

In questo messaggio, basterebbero gli errori ortografici e grammaticali per capire che si tratta di una notizia falsa, probabilmente modificata molte volte e tradotta in molte lingue. Nel punto 10 per esempio si riferisce a “questa mail”, ma il messaggio è arrivato via WhatsApp. Il testo discorre facendo una serie di considerazioni senza mai menzionare nessun nome, né di un dottore né di un’istituzione. Questa è una vera bufala e sfida il tempo: sarebbe ora di fermarla!

3. Il messaggio è trasmesso in modo drammatico e/o minaccioso

“Se non invii questo messaggio a 10 amici, qualcosa di terribile ti succederà nei prossimi giorni!”.

Se una frase simile è all’interno del testo, stop: è una bufala. A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che inviare o non inviare un messaggio non può influenzare la tua vita, né in modo positivo né negativo, ma purtroppo ancora succede che qualcuno ci caschi.

cipolleAltro esempio: questa settimana mi è arrivato un audio dal Brasile. Una signora diceva che finalmente aveva capito perché le cipolle non vanno mai lasciate tagliate dentro il frigo. In tono drammatico, iniziava a leggere questo testo: “Nel 1919, quando l’influenza ha ucciso 40 milioni di persone c’era questo medico che ha visitato i molti agricoltori per vedere se poteva aiutarli a combattere l’influenza… Molti degli agricoltori e delle loro famiglie avevano contratto la malattia e molti morirono.”

Per farla breve: il medico aveva poi visitato un contadino che, insieme alla sua famiglia, si era salvato dall’influenza. Visitando la casa, vide che la moglie del contadino aveva messo delle cipolle nelle stanze, e guardandole al microscopio aveva scoperto che le cipolle avevano “assorbito” il virus dell’influenza. Morale della storia: non riutilizzare mai una cipolla aperta da qualche giorno, perché è impregnata di virus e germi, e potresti ammalarti seriamente!

Vero? No, falso! Leggete su Bufale un tanto al chilo. Ho trovato anche la versione smentita in portoghese.

4. Falsi miti: le leggende che attraversano generazioni

La maggior parte dei falsi miti è legata alla salute, soprattutto all’alimentazione e alle malattie. Il miglior modo di sfatare un mito è cercare informazioni su fonti affidabili – che non sempre sono facili da individuare. Ricercate fonti istituzionali.

Per esempio, i tumori sono sempre di più oggetto di informazioni false e leggende urbane. Quali alimenti sono cancerogeni? Le tinte per i capelli aumentano il rischio di tumore? Bere bevande molto calde può provocare il cancro? Le risposte a queste e altre domande si possono trovare nella sezione Facciamo chiarezza del sito della Fondazione Airc – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Un’altra vittima costante di falsi miti e leggende è l’allattamento al seno- In questo caso, una delle fonti più affidabili è La Leche League. Di questo argomento parlerò a breve in un altro articolo!

5. E’ necessario usare il buon senso!

Con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, evitare le bufale e le fake news non è poi così complicato. Basta stare attenti a alcuni segnali e farsi sempre delle domande: da dove arriva questa notizia? Chi l’ha scritta? Quando e dove è successo? Come?

Nel dubbio… non farle girare!

Marcia

Marcia Braghiroli, 48 anni, giornalista. Ho conseguito la laurea in Scienze della comunicazione in Brasile. Sono anche mamma, consulente alla pari per l’allattamento e catechista. Ho sempre scritto con passione: imparare a farlo in italiano è stata la mia grande sfida, ma anche una bella soddisfazione.