Giustizia riparativa: come si attua, chi coinvolge e in quanto tempo

Grazie all’incontro con ASAI, abbiamo scoperto il percorso di giustizia riparativa. Ne abbiamo già parlato dal punto di vista di chi lo ha vissuto in prima persona.

Ora con l’aiuto dell’Avv. Claudia Burlando, andremo a illustrare come si svolge e in quale modo sono coinvolti tutti i soggetti, tra cui la vittima e la comunità.

È però, doverosa un’immediata premessa. Di solito la punizione è standardizzata, subita passivamente, da soli, senza alcuna assunzione di responsabilità verso chi ha sofferto. Inoltre, non è mai volta alla riparazione del danno provocato. Nella giustizia riparativa non è così!

Claudia Burlando, avvocata, negli ultimi anni si è dedicata a studi in pedagogia familiare, in mediazione umanistica e giustizia riparativa. Inoltre, collabora attualmente con il Centro di mediazione penale di Torino e chi meglio di lei può guidarci alla scoperta della giustizia riparativa?

In ASAI, fa parte da quattro anni dell’equipe di giustizia riparativa come volontaria ‘tutor’ di minori coinvolti nei percorsi riparativi in quanto autori di reato o di loro vittime. Collabora nell’attività di formazione a scuola sul tema della giustizia ripartiva, di co-progettazione con gli insegnanti di risposte alternative alla sanzione della sospensione dalle lezioni e, in genere, nella realizzazione del progetto One More Time.

Ci illustra dunque, alcuni aspetti degli interventi:

 

Un intervento educativo per la positiva ri-accoglienza nella comunità

I nostri percorsi realizzano un intervento educativo nei confronti dell’autore del reato attraverso la sua responsabilizzazione per la riuscita del percorso di riparazione.

I ragazzi si impegnano in un ruolo di responsabilità e di cura verso gli altri. Da un lato, il loro impegno , realizza una forma di restituzione alla comunità e alla vittima per riparare lo strappo che il reato ha provocato nel rapporto di fiducia che sta alla base di ogni relazione interpersonale e sociale.

Dall’altro lato, la stessa attività riparatoria è l’opportunità per loro di (di)mostrare la loro parte positiva e le persone che sono al di là dell’errore che hanno commesso.

È una occasione di valorizzazione e di sviluppo di competenze che consente quell’apprezzamento da parte della comunità che porta il ragazzo o la ragazza a sentirsi nuovamente ben accolto/a.

 

La giustizia riparativa: un percorso “su misura”

Proprio perché le persone e le relazioni in gioco nei fatti di reato sono sempre diverse, si cerca di “personalizzare” il più possibile il percorso di giustizia riparativa rispetto al ragazzo o alla ragazza autori di reato e rispetto ai fatti verificatisi.

Per esempio, ricordate il caso di alcuni ragazzi denunciati per aver gettato pietre dalla terrazza dell’edificio del Centro commerciale Le Gru di Grugliasco, rischiando di colpire macchine e ferire persone nel piazzale sottostante?

Il percorso di riparazione di questi ragazzi ha previsto il loro coinvolgimento in un laboratorio di musica rap organizzato da educatori ASAI all’interno dello stesso Centro commerciale, con il supporto del gestore del Centro che ha fornito gratuitamente il materiale per il laboratorio.

Nell’ideazione di questo percorso si è tenuto conto del contesto in cui il reato è originato (la noia degli adolescenti che si trovavano il sabato a Le Gru e non sapevano cosa fare), del luogo in cui il reato è stato commesso (lo stesso Centro commerciale), dell’inclinazione dei ragazzi (interessati e capaci di aiutare in quel tipo di laboratorio).

Il percorso ha così potuto offrire una forma di restituzione da parte dei ragazzi, proprio nel luogo che avevano danneggiato e messo a rischio, e al contempo ha realizzato una presa in carico da parte della comunità sia degli autori del reato che del contesto relazionale, da cui il reato era originato, offrendo ai ragazzi di quella comunità una possibilità, uno spazio di socializzazione e di impiego del tempo positivi.

 

Il coinvolgimento della vittima

Nei nostri percorsi si cerca sempre di coinvolgere la vittima quando individuata, a cui viene offerta la possibilità di percorsi di supporto. Anche tramite il coinvolgimento in attività dell’Associazione quali il laboratorio di teatro o la stessa attività di supporto allo studio, laboratoriali o ludiche con i più piccoli.

Nel caso della vittima le attività sono finalizzare a incrementare in lei il senso di sicurezza e fiducia in se stessa.

Anche alla vittima, quando si riesce a coinvolgerla, viene offerto un accompagnamento nel percorso da parte di un tutor, con momenti di ascolto dedicati sia a lei che ai familiari, e di “preparazione” all’incontro finale di ricomposizione, per ridurre lo stato d’ansia e di incertezza relativo a quello che potrà accadere nel momento dell’incontro con l’offensore (comunque “protetto” dalla presenza e preparazione da parte degli agenti del Nucleo di prossimità).

Talvolta la vittima è “provocatrice”. A volte la Procura minorile suggerisce di coinvolgerla in percorsi che siano sì di supporto, ma nello stesso tempo finalizzati a sviluppare in lei capacità di attenzione e cura verso l’altro, di mettersi nei panni dell’altro.

Altre volte, lungo il percorso emergono vissuti di precedente vittimizzazione degli stessi autori di reato.

La flessibilità del percorso permette di far emergere e considerare queste situazioni, che di frequente vengono narrate dagli stessi ragazzi durante l’incontro finale di ricomposizione. 

 giustizia riparativa

Il ruolo della comunità nella giustizia riparativa

Nei nostri percorsi la comunità ha un ruolo essenziale. La comunità è sempre vittima (diretta o indiretta) del reato, perché “violata” nel senso di sicurezza e di fiducia verso e tra i suoi membri.

Il nostro percorso costituisce una forma di riparazione, di restituzione da parte degli autori del reato alla comunità.

D’altro canto, la stessa comunità si fa “educante” prendendosi cura dei ragazzi, responsabilizzandosi nel creare le condizioni per dare ai ragazzi una opportunità di cambiamento, accogliendoli in contesti relazionali positivi in cui possano esprimersi al meglio ed essere valorizzati.

Questa comunità siamo noi: ASAI, gli educatori e i volontari tutor, altri privati e associazioni che offrono ai nostri ragazzi possibilità di inserimenti in percorsi adatti a loro.

Per esempio, nel caso sopra raccontato, il gestore del Centro commerciale Le Gru che, pur direttamente danneggiato dai fatti di reato, ha contribuito a creare il laboratorio per migliorare il contesto relazionale dei ragazzi che avevano commesso il reato.

 

La rapidità dell’intervento che ne consente l’efficacia

I nostri percorsi iniziano a distanza di uno o due mesi dai fatti denunciati. Questo è un valore inestimabile se si tiene conto che, in loro assenza, il procedimento penale, per breve che possa essere, arriverebbe a un esito a distanza di uno, due, ma anche 3 o 4 anni in caso di rinvio a giudizio e successiva messa alla prova.

Questo lunghissimo tempo, nel caso di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, e cioè un’età in cui crescono e cambiano con estrema rapidità, rende totalmente inefficace, a volte addirittura assurdo l’intervento di “giustizia”.

I nostri percorsi invece, permettono una reazione immediata e per questo significativa a comportamenti antisociali. Si coglie una importante opportunità educativa, di consapevolizzazione e responsabilizzazione di chi ha sbagliato e di supporto alla vittima, che altrimenti rischia di rimanere totalmente ignorata.

 

Grazie Avv. Burlando, Grazie ASAI, ma soprattutto GRAZIE a tutti i ragazzi che sfidano loro stessi nei percorsi di giustizia riparativa!

 

 

Luciana

Luciana Spina, tante cose, ma qui soltanto blogger. Adoro osservare la realtà. Lo spirito critico e la concretezza sono, nel bene e nel male, le mie caratteristiche.