Reparto di prossimità, accanto a chi subisce e commette bullismo Torino, la prima città con un percorso di giustizia riparativa

16 days ago Attualità92

In occasione della giornata internazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, ho deciso di scoprire di cosa si occupa il Reparto di Prossimità del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Torino. Così ho incontrato il Vice Commissario, Anna Maria Chiarle.

Prossimità, come suggerisce la parola stessa, significa accanto, vicino. Per questa ragione il reparto lavora sul territorio. Interviene direttamente e indirettamente nella comunità di riferimento. Va, soprattutto, negli istituti scolastici perché sono i luoghi in cui i giovanissimi membri di una comunità interagiscono per formarsi alla vita e diventare adulti.

 

Il Reparto di Prossimità

Il Reparto di Prossimità del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Torino esiste da ben 15 anni. Al suo interno un’aliquota di agenti, adeguatamente formati in psicologia, criminologia e nell’accoglienza delle vittime di atti persecutori, si occupa di disagio giovanile.

Il Vice Commissario Anna Maria Chiarle mi chiarisce immediatamente, che sarebbe riduttivo e non appropriato parlare di bullismo. Il reparto interviene a seguito di una segnalazione su un minore in sofferenza e ogni volta che un soggetto (da 0 a 18 anni), è coinvolto come autore, vittima o altro in un atto di prevaricazione. Questi comportamenti possono essere tenuti da bambini o ragazzi a danno di loro pari e possono provocare danni e sofferenze da ricomporre a beneficio di tutta la comunità.

“Il lavoro di comunità è fondamentale per il cambiamento” – afferma convinta il Vice Commissario Anna Chiarle.

 

reparto di prossimità

 

Le attività eseguite dal Reparto di Prossimità vanno in due direzioni:

  1. Preventiva attraverso l’intervento in ambito scolastico.

    Il nucleo interagisce con gli istituti mediante la condivisione di protocolli di intervento con dirigenti scolastici e dei docenti. Questi devono essere in grado di riconoscere gli indicatori di disagio e di comprendere quando e come denunciare fatti riguardanti i propri allievi. Ad esempio, individuare il malessere di un singolo soggetto o scoprire dinamiche relazionali distorte all’interno di un gruppo. L’obiettivo è segnalare per tutelare.

    Inoltre, propone attività sulla legalità e il rispetto delle regole da fare insieme a insegnanti, alunni e alle loro famiglie.

  1. Riparativa attraverso il Progetto di Giustizia Riparativa.

    Successivamente alla segnalazione di un atto di prevaricazione nei confronti di un minore, gli agenti del reparto di prossimità iniziano le indagini e intraprendono il percorso di giustizia riparativa. Sentono tutte le parti coinvolte.

    Dopo aver accolto la vittima mediante l’ascolto attivo dell’accaduto e la comprensione del suo stato d’animo, la riaccompagnano a scuola. Coinvolgono gli insegnanti, i compagni di classe e le rispettive famiglie per ricucire tutti insieme il tessuto della comunità coinvolta dall’accaduto. Il Vice Commissario mi spiega che la fase più importante è quella educativo-formativa. “Occorre educare tutta la classe: chi ha commesso il fatto – reato, chi ha visto e ha taciuto, chi ha subito. Insegniamo a mettersi gli uni nei panni degli altri e che ad ogni azione corrispondono delle conseguenze. Mettiamo l’autore dell’atto di prevaricazione dinanzi alle proprie responsabilità.”.

    Con lo scopo di giungere alla piena ricomposizione del conflitto, il colpevole inizia delle attività che lo riabilitino. Così comprende la gravità di quanto fatto e sviluppa le sue abilità positive. Le iniziative riparative o rieducative vengono svolte all’interno dello stesso istituto scolastico, soprattutto quando i reati sono commessi da infraquattordicenni. I ragazzi tra i 15 e 18 anni, invece, sono presi in carico dall’ASAI.

Il patto educativo tra la Polizia Municipale, la scuola e i genitori ha dato i suoi frutti nella stragrande maggioranza dei casi.” – dice il Vice Commissario Chiarle.

Durante il percorso di Giustizia Riparativa, non manca mai il sostegno alla vittima e solo quando questa è pronta, avviene l’incontro con l’autore del reato, le famiglie e gli altri adulti di riferimento.

 

I risultati

Al compimento delle attività riparative, l’indagine si chiude. Finora il fascicolo del procedimento penale è quasi sempre stato archiviato per immaturità.

Su circa 1000 ragazzi incontrati in questi anni, solo 5 hanno recidivato ed in genere si tratta di ragazzi con disabilità cognitiva. Nessuno dei ragazzi coinvolti ha mai abbandonato il percorso in itinere.”.

Dinanzi a questa affermazione di Anna Chiarle, resto piacevolmente stupita.

Questo testimonia il fatto che la rieducazione è possibile. La giustizia riparativa si rivela più efficace dell’applicazione del normale iter giudiziario. Inoltre, il coinvolgimento di tutte le parti coinvolte (anche dei testimoni) frena i comportamenti devianti, prima che si trasformino in reati.

reparto di prossimità

Prima di salutare Anna Maria Chiarle, le chiedo se gli atti di prevaricazione di cui mi ha parlato, sono più diffusi in alcuni quartieri della città. La sua risposta è negativa. “Gli atti di prevaricazione non hanno legami con il territorio. Le scuole da cui sono arrivate molte segnalazioni e che hanno svolto con successo i nostri percorsi sono in periferia. Penso che occorra diffidare di quegli istituiti in cui sembra non accadere mai nulla di negativo perché probabilmente questo viene semplicemente tenuto nascosto.”.

Sono d’accordo con il Vice Commissario del Reparto di Prossimità: “Solo percorsi educativi condivisi realizzano davvero il cambiamento.”.

Luciana

Luciana Spina, tante cose, ma qui soltanto blogger. Adoro osservare la realtà. Lo spirito critico e la concretezza sono, nel bene e nel male, le mie caratteristiche.