Attività extra scolastiche? Il mio counseling logopedico Un aiuto importante per la crescita e un rinforzo dell'intervento riabilitativo

1 year ago Bambini178

Tra le attività del logopedista rientra a pieno titolo quella del counseling, termine che in italiano potrebbe tradursi in “consigliare”, “suggerire”, “supportare”. Di counseling è fatto il rapporto con la famiglia perché prendere in carico un bambino significa anzitutto rivolgersi ai suoi genitori e dialogare con gli insegnanti, gli adulti che lo affiancano (educatori, tutor, affidatari) e naturalmente con gli altri professionisti sanitari che lo seguono. È normale che ci si confronti anche su tematiche che riguardano la vita del bambino nel suo complesso, non solo sugli aspetti strettamente terapeutici, anche perché il linguaggio è una funzione trasversale che coinvolge e si esprime continuamente. L’obiettivo di un intervento riabilitativo è uscire dal contesto della seduta, portare i cambiamenti fuori dal setting alla vita di tutti i giorni e in tutte le relazioni interpersonali. Sarà facile comprendere come l’intervento del logopedista si estenda alle abitudini di vita familiare (un esempio per tutti sono le regole o le autonomie) e alle attività extra scolastiche che possono aiutare il bambino ad evolvere in una direzione più equilibrata, positiva o funzionale ad un sano sviluppo.

Il presupposto imprescindibile è che questi suggerimenti siano calibrati sulle caratteristiche del bambino in quel momento, i punti di forza su cui far leva e i punti di debolezza da potenziare.

Accade quindi che alla bambina con disturbo di linguaggio si propongano attività extra scolastiche di coordinazione motoria con la musica, come la ginnastica artistica, la danza classica o ritmica. Il maschietto potrà invece essere più interessato all’hip hop che nella cultura italiana è maggiormente accettato di altri balli. La musica – esattamente come il linguaggio – ha caratteristiche di ritmo, velocità, frequenze e intensità che variano e alle quali il corpo deve sincronizzarsi per eseguire i passi o le movenze richieste. Allenare la percezione a tali caratteristiche significa aumentare la sensibilità personale (in termine tecnico si dice propriocettiva) sia a livello uditivo che motorio, andando a rinforzare le stimolazioni specifiche della riabilitazione logopedica.

Al bambino agitato, che ha “l’argento vivo addosso” e si distrae continuamente, può essere molto utile frequentare un’attività di arti marziali che lo aiuti a controllare i movimenti del corpo. Esistono in letteratura vari studi scientifici sul ruolo delle arti marziali nella regolazione del movimento corporeo, con effetti positivi sulle capacità di concentrazione e di apprendimento. La disciplina delle arti marziali, infatti, favorisce il controllo dei movimenti dei vari distretti corporei, che il bambino impara a riconoscere e organizzare, dando uno scopo agli stimoli di movimento spontanei che spesso non riesce a gestire.

Nelle difficoltà scolastiche, sia che si parli di disturbi specifici di apprendimento  che di problemi di altra natura, accade spesso di dover cercare attività che compensino le frustrazioni degli insuccessi scolastici. Vissuti di bassa autostima, senso di fallimento sono molto frequenti e giorno dopo giorno lasciano il loro strascico sull’umore del bambino, facendogli perdere l’entusiasmo per la scuola nel suo complesso o – ancor peggio – minando la sicurezza in sé stesso.  Le reazioni del bambino al senso di frustrazione scolastica possono andare in due direzioni su cui vigilare con occhio attento, soprattutto nell’età della scuola secondaria di primo grado. La prima è quella della rivincita all’interno del gruppo, attraverso il desiderio di emergere in modi più o meno accettabili, bullismo compreso; la seconda è la tendenza a chiudersi nel proprio mondo, a rinunciare anticipatamente nel timore di non farcela, isolandosi dal gruppo.

Certamente il primo strumento è quello di ridurre il carico scolastico, facilitando o dispensando con le misure del Piano Didattico Personalizzato di cui abbiamo parlato nell’articolo sopra citato. Parallelamente, credo sia importante valorizzare tutte le capacità e gli interessi del bambino proponendo attività extrascolastiche tali da fornire occasioni di soddisfazione e successo in parte capaci di ripagare le amarezze delle fatiche scolastiche. Sicuramente è importante assecondare gli interessi del bambino, con qualche accorgimento utile a seconda del caso: al bambino che non tollera di perdere o non rispetta le regole, può essere utile uno sport di squadra, in cui si impara che si vince e si perde insieme e che si può cambiare ruolo, ma ognuno ha la sua specialità, oppure che la gara non è contro gli altri, ma rispetto ai propri limiti.

Se invece ci troviamo davanti un bambino molto timido e insicuro, piuttosto che uno sport solitario come il nuoto o uno di squadra che non lo metterebbe a suo agio, potremmo proporgli un corso di canto corale: la voce non è infatti solo uno strumento per parlare, ma il veicolo delle emozioni più profonde. Nella voce passano i sentimenti, anche quelli che noi adulti cerchiamo di mimetizzare con le parole; le corde vocali vibrano insieme ai movimenti della nostra anima, potremmo dire. Regalare ad un bambino la possibilità di esprimere le sue emozioni, in modo inconsapevole, ma efficace, significa regalargli un’enorme ricchezza per il suo futuro. Sapere che tutte le emozioni, anche quelle più pesanti, quelle che fanno paura, possono uscire attraverso il canto (come attraverso il grido o le lacrime) è importante. Tra qualche settimana, parleremo più nello specifico della funzione della voce.

Tra le molte attività extra scolastiche sportive, ludiche o artistiche che possono aiutare lo sviluppo dei bambini, una di queste raggruppa in sé le potenzialità maggiori, offrendo un contesto relazionale positivo, in cui il singolo possa sentirsi valorizzato senza offuscare la dimensione dell’altro. Una realtà in cui il gruppo dei pari sia unito da legami di fratellanza, rispetto e solidarietà, sotto la guida di adulti autorevoli e amorevoli. Per condividere esperienze individuali e collettive al tempo stesso, nella cornice di un approccio pedagogico che va oltre la buona volontà del singolo e si rivolge alle diverse età della crescita con modalità e obiettivi mirati.

Ci si mette in cerchio per imparare da una forma geometrica che bisogna guardarsi negli occhi e nessuno deve stare più avanti o più indietro degli altri. Si gioca per imparare sul campo i valori della lealtà, della forza del gruppo e dell’unicità del singolo. Si impara a seguire un sentiero o ad accendere un fuoco, per sperimentare che le proprie capacità non dipendono dai voti su una pagella. Ci si presta a lavori umili per scoprire il valore della gratuità e della semplicità. Si sperimenta la gratificazione di fare qualcosa per gli altri, per scoprire che l’essere e il fare sono due facce della stessa questione e che la domanda più importante è rivolta a sé stessi: che persona voglio essere oggi nel contesto in cui vivo? Tutto questo è lo scoutismo ed è qualcosa che rimane nel cuore per sempre come una delle esperienze più belle della vita.

Se non si capisce, chiedetemi come lo so.

 

Daniela

Daniela Filippini. Laureata in Logopedia con lode presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino, mi occupo prevalentemente di disturbi del linguaggio e dell’apprendimento, in collaborazione con la Fondazione don Carlo Gnocchi Onlus e il poliambulatorio Oasimedica. Nel tempo libero le mie passioni sono il cinema, il teatro e gli sport di montagna.