Hedda Gabler: oscurità e potere contro le convenzioni sociali

Il 27 Marzo è stata la Giornata Mondiale del Teatro. Quest’anno si è sentita ancora più forte l’esigenza di ricordare alle istituzioni quanto il teatro sia l’essenza della vita culturale di una società per suggerire una pronta riapertura dei palcoscenici, adottando le dovute misure di sicurezza.

Noi della redazione crediamo fermamente nell’importanza di una manovra che ci permetta di tornare ad applaudire in platea, e che rinnovi lo spirito di unità e condivisione che solo l’apertura di un sipario sa darci. Nell’attesa che ciò avvenga, la soluzione migliore ci è sembrata quella di continuare a parlare di Teatro, per sentirci un po’ più vicini alle luci del palco.

Hedda Gabler come Nora?

hedda gabler 01In precedenza abbiamo introdotto una delle figure femminili dei drammi di Henrik Ibsen.

Oggi vogliamo riagganciarci a questo filone, per conoscere un’altra grande donna da lui descritta: Hedda Gabler. E’ stata la protagonista dell’omonima opera in quattro atti, scritta nel 1890.

Così come per Nora di Una Casa di Bambola, anche in questo caso ci troviamo davanti ad un personaggio estremamente complesso e dalla forte personalità.

Ciò che le accomuna è innanzitutto la mancanza della figura materna. Hedda è infatti, cresciuta con il padre, il generale Gabler, figura con la quale ha un fortissimo legame.

Sebbene sia sposata con un giovane di famiglia modesta e poco lungimirante, Jørgen Tesman, Hedda resterà nella memoria del pubblico come “figlia del padre” e non come “moglie del marito”.

Hedda preferisce, infatti, farsi chiamare con il suo cognome per prendere le distanze dal marito. Il suo era stato un matrimonio di necessità poichè era  un’aristocratica decaduta.

Continua ad essere tristemente legata al suo nobile passato grazie a degli oggetti: il pianoforte, un ritratto del padre ed un cofanetto con due belle pistole ottocentesche, anch’esse appartenute al padre.

Hedda e il rifiuto della maternità

In questa, come in altre numerosissime opere, Ibsen permette agli oggetti di scena di essere parte integrante della caratterizzazione dei suoi personaggi. Sempre attraverso un oggetto di scena (in questo caso il vestito indossato da Hedda), intuiamo che la protagonista è in dolce attesa.

Hedda, contrariamente alle aspettative del pubblico, non è raggiante, nè tantomeno sembra essere felice della gravidanza. Cerca di nasconderla e rifugge le congratulazioni di chi le fa visita.

hedda gabler 02Per approfondire ancora di più l’oscura personalità di Hedda Gabler, però, dobbiamo vederla accanto ad una sua vecchia compagna di scuola, nonchè antico amore di Tesman: Thea Elvsted, descrritta come l’esatto opposto di Hedda. Quest’ultima è castana, una donna fredda, rigida, nervosa e aggressiva, mentre Thea è bionda con una capigliatura abbondante, che ci aiuta ad immaginare il personaggio come una donna salvifica.

Le ossessioni di Hedda Gabler

Altra caratteristica del personaggio di Hedda Gabler è la sua ossessione per il potere.  E’ per sua natura una dominatrice repressa che tenta di saziare la sua sete di controllo, spingendo al suicidio uno dei personaggi maschili dell’opera.

Ciò che rende ancora più tenebrosa e sinistra la personalità di Hedda Gabler, è l’ossessione per la sua gravidanza.

Non accetta in nessun modo di essere incinta e qualsivoglia cenno alla sua condizione la rende nervosa e aggressiva.

Il vero dramma di Hedda è non accettare di essere incinta di un uomo come Tesman, che per giunta non ama e reputa stupido e insignificante.

Sarà questa la scintilla che porterà Hedda alla follia, la quale, in un crescendo di vicissitudini fuori controllo, arriverà al suicidio.

 

Hedda Gabler: fondamentale nel teatro di Ibsen

hedda gabler 03Sebbene si tratti di un personaggio decisamente controverso, simbolo dell’antimadre per eccellenza, ciò che stupisce è ancora una volta la capacità di Ibsen di incorniciare in maniera cruda e realistica la possibilità che una donna possa anche non desiderare necessariamente ciò che la società è pronta ad imporle per abitudine o convenzione.

E lo fa in un’epoca in cui le abitudini e le convenzioni sono le regole che gestiscono la quotidianità. Anche attraverso un personaggio pregno di caratteristiche negative, immerso in un tempo molto lontano, il Teatro ci regala ancora una volta numerosi spunti di riflessione.

Lucia Giannini

Lucia Giannini, da sempre con la passione per la scrittura e gli eventi culturali, un binomio che mi permette di dare libero sfogo alla mia necessità comunicativa.