Depressione post partum ai tempi del Coronavirus: mamme più a rischio Imporrre il distanziamento sociale alle neomamme non fa bene

29 days ago Attualità, Donne & Salute66

In questo periodo mi sono chiesta più volte se, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid19, le neomamme hanno sofferto maggiormente di depressione post partum. Il benessere emotivo durante la gravidanza è fondamentale. Occuparsene significa prevenire l’insorgenza di disturbi nelle settimane immediatamente successive al parto.

Così abbiamo chiesto alla Dott.ssa Sarah Randaccio, Psicoterapeuta Responsabile della Struttura Dipartimentale di Psicologia all’Ospedale Sant’Anna dal 1995 al 2016, di rispondere ad alcune domande. Per anni si è occupata delle mamme affette da depressione post partum e di donne che manifestavano sintomi di sofferenza psichica nel corso della loro gravidanza.

Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia ha aumentato il rischio di depressione post partum nelle neomamme?

Sarah RandaccioUna mamma troppo stanca, triste, preoccupata, sola, sarà una mamma in difficoltà, che farà fatica ad occuparsi di un neonato, che nei primi momenti della sua vita dipende in toto da lei.

Per vivere abbiamo bisogno di relazioni affettive e sociali ricche e appaganti che si fanno necessarie e talvolta indispensabili nelle situazioni di fragilità. Il distanziamento sociale, ma soprattutto le limitazioni negli indispensabili scambi relazionali, rischiano di minare il supporto ed il sostentamento di cui una donna che sta diventando madre necessita.

Non dimentichiamoci che la gravidanza, nel corpo come nella mente, è un periodo di grandi e profondi cambiamenti. Emotivamente è un periodo delicato, di crescita e di stabilizzazione di nuovi equilibri. Come ogni fase della vita, potenziale terreno di fragilità e crisi.

In questo percorso le donne hanno bisogno di non sentirsi sole, di confrontarsi con chi sta vivendo la stessa esperienza, di essere sostenute e di essere libere da ansie o insicurezze che derivano dall’esterno.

È normale che una donna gravida si senta preoccupata del dopo, un dopo che non conosce ancora, rispetto al quale teme di essere inadeguata. Queste ansie e timori sono fisiologici. Talvolta è sufficiente l’incontro con specialisti preparati del settore materno-infantile per sentirsi sostenute e comprese e reperire dentro di sé le risorse necessarie alla costruzione della nuova identità come genitori.

Ora, se alle preoccupazioni fisiologiche si aggiungono quelle reali, relative ad un pericolo che incombe, ad una precarietà che coinvolge ognuno di noi, si può verificare l’aumento di una condizione di ansia ed allerta.  Sappiamo che l’ansia e lo stress in gravidanza possono costituire un rischio per una futura depressione in puerperio.

Nell’ultimo anno la pandemia, nei suoi correlati emotivi sulla popolazione ed in particolare nelle puerpere, è stata oggetto di studi scientifici.

Si è evidenziato un incremento di disturbi psichici in puerperio, quindi di rischio di depressione post partum. Le ricerche parlano di “fattori di rischio” e non di reali quadri di depressione puerperale. Mettono però, in luce un aspetto importante: i correlati del distanziamento sociale si associano ad ansie e preoccupazioni, che, in un periodo delicato come quello della gravidanza e maternità, possono costituirsi come fattori di rischio.

 

E’ Possibile prevenire o combattere la depressione post partum?

La ricerca internazionale ha messo in luce come esistano dei fattori di rischio e dei predittori della depressione post partum già in gravidanza.

Per questo motivo, anche in Piemonte, recentemente sono stati messi a punto screening che ne permettono l’identificazione e la presa in carico precoce. È necessaria una precisazione: la depressione post partum si configura come una problematica psichica, che esordisce normalmente da una a quattro settimane dopo il parto, che può colpire dal 10 al 15% delle neomamme. È una condizione patologica che limita lo svolgimento adeguato della funzione materna e può talvolta richiedere il supporto psichiatrico.

Esiste una predisposizione, o meglio dei “fattori di rischio”. Alcuni di questi sono soggettivi, appartengono alla storia individuale, costitutiva della persona. Nello specifico sono considerati fattori di rischio:

  • l’essere figlie di una madre che ha sofferto di depressione post partum,
  • avere sofferto di depressione nel corso della vita,
  • avere sofferto di depressione post-partum in gravidanze precedenti,
  • avere manifestato disturbi dell’umore in gravidanza,
  • avere una giovane età.  

 

Alcuni fattori invece, possono essere in parte modificabili, dipendenti dall’ambiente. A questo proposito, mi riferisco alle conseguenze dell’isolamento ed ai fattori protettivi di cui una donna può fruire nel corso della gravidanza, come il supporto emotivo da parte del partner o dei famigliari, il supporto da parte di personale specialistico e certamente esperienze ottimali di assistenza in puerperio.

Così, mi sento di affermare che se non possiamo agire sulle condizioni esterne o ‘stressor events’ di questo particolare momento, che obiettivamente rendono le donne più ansiose e preoccupate, possiamo agire per attenuarle, o limitarne i danni, con i mezzi che abbiamo a disposizione.

È  fondamentale che le gravide possano comunicare ai loro curanti eventuali segni di disagio e sofferenza nel corso della gravidanza, per poter essere adeguatamente accompagnate nel loro divenire madri, specie in questo periodo.

Come specialisti possiamo e dobbiamo prestare una particolare attenzione al delicatissimo periodo perinatale, per favorire e sostenere i primi contatti relazionali madre-bambino, identificando precocemente segnali di difficoltà.

Fortunatamente negli anni il personale sanitario (medici, ostetriche, pediatri, neonatologi, psicologi, puericultrici) si è specificamente formato sull’identificazione precoce dei segnali di una depressione post partum e sulle misure preventive. Non bisogna sottovalutare o banalizzare segnali che potrebbero essere indicatori di una sofferenza psichica.

Studi recenti, basati su ricerche effettuate nel lockdown del 2020, indicano un’elevata prevalenza di sintomi depressivi e post-traumatici nel periodo post-partum nelle donne che hanno partorito in un ospedale situato in un epicentro dell’epidemia di Covid-19. I fattori specificamente legati alla pandemia di Covid-19 sembravano svolgere un ruolo indiretto nell’aumentare il disagio psicologico. La letteratura conferma che il riconoscimento precoce di indicatori di rischio da parte di tutti i professionisti della perinatalità, consente di agire, prevenendo, nel possibile, lo strutturarsi di patologie.

 

depressione Cass 1922 del 2018

I reparti o i servizi di medicina per le mamme e i neonati hanno attuato dei programmi ad hoc in questo periodo?

Le evidenze scientifiche e le ricerche sulla perinatalità, unite a quanto emerso sulle conseguenze della pandemia, ha favorito lo strutturarsi di pratiche assistenziali mirate, anche in questo periodo.

Nei principali Punti Nascita Italiani, in collaborazione con i Consultori ed i Servizi del Materno-Infantile, sono attive procedure che prevedono una particolare assistenza in puerperio. Appositi screening in gravidanza consentono di predisporre programmi di intervento che diminuiscono il rischio psicopatologico provvedendo ad un adeguato supporto delle situazioni di rischio o di disagio psichico conclamato.

Il periodo perinatale offre un’opportunità unica per la prevenzione, è infatti, una fase della vita in cui le donne hanno un accesso regolare, costante e prevedibile ai servizi di assistenza sanitaria. In gravidanza esse incontrano regolarmente le ostetriche, il medico di base e il ginecologo, partecipano ai corsi di accompagnamento alla nascita.

Dopo il parto sono seguite da ostetriche e assistenti sanitarie, accedono ai gruppi allattamento e portano il bambino ai regolari controlli pediatrici. Questa rete di contatti, oltre ad essere di per sé un fattore di promozione della salute materno-infantile, è di supporto alle mamme ed ai papà ed è stata adattata in modo tale da permettere la messa in atto di strategie di prevenzione primaria e secondaria.

Nei punti nascita sono state attivate procedure che permettono anche contatti-video con i papà e parenti in gravidanza e nel post parto. Dette modalità possono proseguire anche dopo le dimissioni per permettere monitoraggio nelle situazioni più delicate.

 

Ringrazio profondamente la dott.ssa Sarah Randaccio per aver condiviso con noi la sua esperienza professionale, i risultati di studi scientifici e le sue sensazioni. Confido che ogni donna divenuta o che diventi madre in questa situazione straordinaria abbia ricevuto o riceva effettivamente tutta l’assistenza e il supporto di cui necessita.

Per allevare un bambino occorre un villaggio, covid permettendo!

Luciana

Luciana Spina, tante cose, ma qui soltanto blogger. Adoro osservare la realtà. Lo spirito critico e la concretezza sono, nel bene e nel male, le mie caratteristiche.